Tattooed Millionaire: l’hard rock vero di Bruce Dickinson

Copertina dell’album Tattooed Millionaire di Bruce DickinsonNel 1990 il cantante degli Iron Maiden pubblicò il suo primo disco solista e ne approfittò per puntare il dito contro la Los Angeles del rock patinato. Si chiamava Tattooed Millionaire, uscì l’8 maggio per la EMI e Bruce Dickinson lo realizzò mentre la band madre si concedeva un anno di pausa. Suonava molto più hard rock che metal. Dritto e sporco, con i riff al posto dell’epica. Era un disco nato quasi per caso. Nell’estate del 1989 gli avevano chiesto un pezzo per la colonna sonora di A Nightmare on Elm Street 5. Radunò in fretta due giovani musicisti al basso e alla batteria, chiamò Janick Gers, chitarrista che conosceva da dieci anni, e in quattro giorni tirò fuori Bring Your Daughter… to the Slaughter. Il brano piacque così tanto che il manager e l’editore cominciarono a domandargli dove fosse il resto. Dickinson e Gers scrissero e registrarono l’intero album in due settimane, con Andy Carr al basso e Fabio Del Rio alla batteria. Il pezzo da cui era nato tutto restò però fuori dalla scaletta: Steve Harris gli chiese di tenerlo per gli Iron Maiden, che lo inserirono in No Prayer for the Dying e ci centrarono l’unico numero uno della loro storia nella classifica britannica dei singoli. Nel frattempo Gers era diventato il nuovo chitarrista della band, su proposta dello stesso Harris.

Il disco fu prodotto da Chris Tsangarides, con un suono asciutto che lasciava respirare le chitarre. L’album entrò direttamente al quattordicesimo posto della classifica britannica. Fra i singoli, la title track arrivò al diciottesimo posto e la cover di All the Young Dudes, il brano di David Bowie reso celebre dai Mott the Hoople, al ventitreesimo. A girare il video di Tattooed Millionaire fu Storm Thorgerson, l’uomo delle copertine dei Pink Floyd. Parlando con la stampa in quei giorni, Dickinson giurò fedeltà agli Iron Maiden: aveva appena finito di incidere il nuovo album della band, quello in cui aveva firmato più pezzi che mai, e non pensava affatto a una carriera da solista. Tre anni dopo avrebbe lasciato il gruppo.

Il bersaglio della title track era la scena hair metal del Sunset Strip, con i suoi ricchi rampolli tatuati e la vita da rotocalco. Dickinson non si trattenne affatto. In un’intervista televisiva dell’epoca spiegò che il tatuaggio non c’entrava nulla: quel mondo era per lui una piaga purulenta del rock, lontana dalla musica e da qualsiasi verità. Era solo posa, fatta di limousine e di ragazze da conquistare. Davanti a certe scene viste sul marciapiede accanto ai pullman dei tour si chiedeva che cosa volessero dimostrare. Un cantante metal inglese che prendeva in giro il glam americano con un pezzo da radio. Il personaggio Dickinson era già lì, intero.

Sul destinatario si discute da allora. Molti fan hanno sempre pensato a Nikki Sixx e ai Mötley Crüe. Nel 1998, in tour con The Chemical Wedding, Dickinson disse invece di aver dedicato il pezzo ad Axl Rose, la persona più egoista e spietata che avesse mai conosciuto. Di recente ha dato una versione più sfumata: Sixx era in qualche modo la cornice, però il brano metteva insieme un’intera generazione. Oggi, ha aggiunto, i milionari tatuati sono la normalità e con la musica non hanno nulla a che fare.

Quella stroncatura era il punto di vista di Dickinson, non il nostro. Su queste pagine il glam degli anni Ottanta lo amiamo e ce ne cibiamo ogni giorno, con i suoi Mötley Crüe e i suoi Ratt, con i Poison e i Dokken. Quella scena ha lasciato dischi enormi, con riff di prima qualità e un’idea di spettacolo che ancora oggi riempie i palazzetti. Riconoscere il suo valore non toglie nulla alla passione di Dickinson per un rock più ruvido e diretto. Le due cose stanno benissimo insieme.

Con gli anni il suo sguardo si è fatto più ampio. Nel 2025, ricordando l’autunno del 1984, quando i Mötley Crüe si unirono agli Iron Maiden per una parte europea del World Slavery Tour, Dickinson li ha descritti come relitti completi, in gran parte per colpa loro, e ha raccontato di aver sperato con tutto se stesso di non finire allo stesso modo. Stavolta, però, ha puntato il dito anche su di sé. Ha ammesso che per tutti gli anni Ottanta gli Iron Maiden vissero sotto uno stress continuo, con poco sonno e gli eccessi di chi sta sempre in tour, tra donne, droghe e alcol. Steve Harris si isolò, Adrian Smith beveva fino a rovinarsi e lui inseguiva qualsiasi ragazza gli capitasse a tiro. Fu allora che cominciò a dedicarsi alla scherma, per tenere la testa pulita. Nel 2026 ha poi confessato il rimpianto di essere stato lontano dai suoi tre figli per metà della loro vita. La superiorità sprezzante del 1990 ha lasciato il posto a una resa dei conti più onesta. Dickinson non assolve il glam, però riconosce che quella giostra aveva travolto un po’ tutti, lui compreso.

Dietro la stoccata c’era una passione precisa. Dickinson amava l’hard rock degli anni Settanta, con i riff larghi e il groove. Veniva dai Samson, gruppo hard rock ben prima degli Iron Maiden, e quella passione la ribadiva perfino nei lati B. Il dodici pollici di Dive! Dive! Dive! conteneva versioni dal vivo di Sin City degli AC/DC, Black Night dei Deep Purple e Riding With the Angels, il pezzo di Russ Ballard già inciso con i Samson. Un piccolo catalogo personale, con tutta la sua provenienza ben in vista. Per lui il glam losangelino stava all’estremo opposto, con la lacca al posto della sostanza.

Dickinson incise un disco hard rock per ricordare da che parte stava, con il sorriso di chi sa di avere ragione almeno per sé. Chi vuole seguirlo in quegli anni controcorrente trova una buona guida nella biografia che Joe Shooman gli dedicò nel 2007, Bruce Dickinson: Flashing Metal with Iron Maiden and Flying Solo, attenta proprio agli anni solisti e a chi li costruì in studio.

Fonti: Ultimate Classic Rock; American Songwriter; Songfacts; Consequence (Classic Rock); Metalhead Zone; Official Charts; Bruce Dickinson, intervista del 1990 (Metal Express Radio, YouTube); Discogs; RareVinyl.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Input

Volume

Gain

Treble

Bass

Standby
Power
On

Il pezzo finisce qui
ma il concerto continua
su Instagram

Aneddoti, retroscena e approfondimenti hard rock e metal. Nessun cliché, solo passione

Alza il volume · @hardigor