Perché si chiamano Def Leppard: il nome inventato a scuola

AngryApathy, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

In una classe di disegno della King Edward VII School di Sheffield, nell’autunno del 1975, un ragazzo trattava con l’insegnante per smettere di ritrarre fruttiere e vasi. Voleva disegnare manifesti di concerti rock e l’insegnante lo lasciò fare. Joe Elliott passò il trimestre a riempire fogli con manifesti di gruppi che amava e con sigle di band inventate di sana pianta solo per gioco. Una di quelle gli rimase addosso: Deaf Leopard. Un leopardo sordo. Mancavano ancora due anni al primo accordo, eppure quel nome esisteva già.

Sheffield era una città di acciaio e officine, che lavorava il metallo da generazioni e cresceva ragazzi abituati al frastuono delle fabbriche. In quegli anni il paese intero ribolliva di gruppi nati nei garage e nelle sale parrocchiali, spinti dagli stessi dischi suonati fino a consumarne i solchi. Da quel fermento, in una scena cittadina dove tutti finivano per conoscersi, sarebbe uscito il quartetto destinato a vendere oltre cento milioni di copie. Per arrivarci, però, serviva prima un’altra band con un altro nome: Atomic Mass.

Gli Atomic Mass nacquero nel 1977 fra compagni di scuola della Tapton School. Il nucleo erano Rick Savage e Tony Kenning. Pete Willis si aggiunse poco dopo, una classe più avanti e abbastanza bravo alla chitarra da prendersi subito il posto. La formazione restò instabile per mesi, con ingressi e uscite che la lasciarono senza cantante e senza bassista. Savage, soprannominato Sav, aveva imparato lo strumento da ragazzino accompagnando con il fratello i dischi di Rod Stewart e Don McLean. Per un periodo era stato perfino nelle giovanili dello Sheffield United, pur tifando in cuor suo il Wednesday. Il repertorio del gruppo pescava dai nomi grossi del momento, con qualche pezzo dei Queen accanto ai classici hard rock dell’epoca.

Gli Atomic Mass salirono su un palco una volta sola, nella palestra della Tapton School, nell’estate del 1977. In scaletta finirono un brano dei Queen, Whole Lotta Love dei Led Zeppelin e Boris the Spider degli Who, con Savage ancora alla chitarra. Tra il pubblico c’era Joe Elliott. Entro settembre Sav sarebbe passato al basso, perché Willis si era rivelato il chitarrista più solido. Al gruppo, però, mancava ancora una voce.

L’incontro decisivo arrivò per puro caso. Elliott perse l’autobus per tornare a casa da scuola e finì a parlare con Pete Willis, scoprendo che suonavano entrambi. Incuriosito da quell’incontro, Willis portò Savage e Kenning a conoscerlo meglio a casa dei suoi genitori, su in camera, davanti alla sua collezione di dischi. Più tardi Elliott si presentò all’audizione come chitarrista ma il gruppo restò colpito più dalla sua attitudine e dalle sue idee che dalle dita sulle corde. La band gli offrì il microfono al posto della chitarra. Cresciuto a Crookes, dove la madre gli aveva insegnato a cantare e a strimpellare, Joe accettò il ruolo di frontman. Aveva scritto la prima canzone a otto anni, tenendo come modello Ian Hunter dei Mott the Hoople. Con questo ruolo arrivò il permesso di ribattezzare la band come la sognava da due anni.

Nel novembre del 1977 gli Atomic Mass diventarono Deaf Leopard. La grafia la cambiò il batterista Tony Kenning: due tratti di penna trasformarono quelle parole in Def Leppard, con l’ortografia originale ancora visibile sotto i segni. Nessuno, sul momento, ci lesse un richiamo ai Led Zeppelin. Solo settimane più tardi, riscrivendo il nome per esteso, qualcuno notò il parallelo. La band ci pensò e scelse di tenerlo: quella somiglianza valeva il rischio di sembrarne una copia. Quel nome storpiato, scelto solo per come appariva, diventò un marchio riconoscibile a colpo d’occhio.

Finita la scuola nell’estate del 1977, i tre dovettero cercarsi un lavoro vero. Willis impilò per un po’ di tempo scatolette di fagioli sugli scaffali di un supermercato prima di trovare posto come disegnatore tecnico, mentre Savage e Kenning entrarono come tecnici in formazione nelle telecomunicazioni ferroviarie. Persa la Tapton come sala prove, toccò a Kenning cercare uno spazio dove sfogarsi cercando di imparare a suonare a qualsiasi ora, senza genitori o vicini a protestare. Girò per settimane vecchie fabbriche, supplicando i proprietari di affittargli un angolo. A settembre trovò il posto giusto: una fabbrica di posate su Bramall Lane, a un isolato dal campo dello Sheffield United, dettaglio che a Sav, tifoso della squadra rivale, non sfuggì. La stanza si trovava due piani e mezzo più in alto, dentro un vecchio complesso di ferriere in mattoni, di quelli spuntati a decine nelle campagne del Nord inglese ai tempi della Rivoluzione industriale. Ci si arrivava soltanto da una scala esterna malferma.

La prima prova ufficiale di Joe, a fine novembre, fu un disastro che oggi fa sorridere. Attaccò Stairway to Heaven dei Led Zeppelin con un microfono prestato da Paul Holland, il vecchio cantante degli Atomic Mass. Non arrivava agli acuti di Robert Plant e dovette tenere tutto un’ottava sotto. Il gruppo provò anche Suffragette City di David Bowie con due pezzi dei Thin Lizzy, Jailbreak ed Emerald. Da quell’avvio incerto i Def Leppard si buttarono sulla scrittura, con Joe che si prese in carico i testi, deciso a inseguire l’idolo Ian Hunter.

Il primo brano originale completo si intitolava Misty Dreamer e durava quasi sette minuti, con un ponte lento suggerito da Savage che ne faceva una piccola Stairway to Heaven tutta loro. Lo ripeterono dieci volte a sera, insieme a Jailbreak e Suffragette City, finché lo ebbero in pugno. Anni dopo, registrando il primo album, la band scartò gran parte di quel brano, recuperando però la sezione quieta di Sav per costruirci sopra Sorrow Is A Woman. Per quanto acerbo, restò la prima canzone interamente firmata dai Def Leppard.

Il debutto davanti a un pubblico, per quanto minuscolo, arrivò a Natale del 1977. La band radunò una manciata di amici nella stanza di Bramall Lane, coprendo le luci con carta colorata e mettendo insieme qualche vestito vistoso da palco. Suonarono sei pezzi: cover di Bowie e dei Thin Lizzy con in mezzo Misty Dreamer. Era pochissimo, sulla carta, eppure quella sera una sigla inventata in una classe di disegno smise di essere uno scarabocchio e prese voce e volume.

Il 29 gennaio del 1978 arrivò il quinto uomo, il chitarrista Steve Clark. Pete Willis lo aveva notato in un istituto tecnico, chino su un manuale di chitarra, prima di invitarlo a una prova. Alla fabbrica di posate Clark si piazzò davanti agli altri e, da solo e senza accompagnamento, eseguì per intero Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, assolo conclusivo compreso. Tanto bastò: con lui e Willis nacque l’intreccio a due chitarre che avrebbe definito il loro suono.

Seguirono mesi di prove a oltranza, così tante che a un certo punto fu proprio Clark a minacciare di andarsene se non fossero saliti su un palco vero. La spinta funzionò. Il 18 luglio 1978 i Def Leppard suonarono il primo concerto pubblico nella sala da pranzo della Westfield School a Mosborough, pagati con cinque sterline uscite dalla tasca di un insegnante. Mezz’ora abbondante di soli brani propri, con un bis affidato a Jailbreak.

I Def Leppard non hanno una data di nascita precisa. La band stessa, al momento di festeggiare i quarant’anni nel novembre del 2017, non seppe indicare un giorno esatto sul calendario. La sigla, invece, una nascita ce l’ha: una classe di disegno e l’autunno del 1975. Di solito è la band a inseguire un nome, qui fu il nome a precedere tutto. Joe lo aveva inventato due anni prima che ci fosse un gruppo a portarlo e lo aveva tenuto vivo sui suoi fogli e nella sua testa.

Quel nome ha resistito a quasi cinquant’anni di carriera, a milioni di dischi venduti, a lutti e ripartenze. La doppia p e la f arrivarono più tardi, per mano di Kenning. Le due parole, però, esistevano già, annotate tra i poster di una lezione di disegno. Chiunque voglia seguire passo dopo passo quella nascita può cercare Animal Instinct, la biografia del 1987 che per prima mise nero su bianco questa storia. Certe eredità rock non cominciano con un riff o con un urlo. Cominciano con la matita di un ragazzo che si rifiuta di disegnare l’ennesima fruttiera.

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